LE MANIFESTAZIONI VULCANICHE DELLE ISOLE DEI CICLOPI
Le isole dei Ciclopi sono un piccolo arcipelago situato di fronte ad Acitrezza (comune di Aci Castello, prov. di Catania), sito di particolare pregio naturalistico compreso nell’Area Marina Protetta “Isole dei Ciclopi”. È composto da tre isolotti principali e da alcuni scogli che, secondo la leggenda, sarebbero i massi scagliati da Polifemo, accecato, contro Ulisse ed i suoi compagni in fuga. La costa disegnata dall’Etna con le sue colate laviche ha creato nei secoli rocce dalle forme contorte e ripide scogliere a guardia di insenature dalle acque limpide. Quella che si stende fra Aci Castello e Acireale è la Riviera dei Ciclopi.
LE PRIME MANIFESTAZIONI DEL VULCANISMO
La striscia di costa ionica compresa tra Aci Castello e Acireale prende il nome di riviera dei Ciclopi ed è il tratto di litorale interamente disegnato dall’Etna dove ogni roccia racconta la storia dell’attività più antica del vulcano.
L’inizio dell’attività eruttiva si fa risalire sulla base di datazioni assolute a circa 500.000 anni dal presente, durante il Pleistocene medio. In questo periodo l’area dove sorge l’Etna attuale era in parte occupata da un golfo in cui si verificavano delle eruzioni sottomarine. I prodotti vulcanici di queste eruzioni sono ben conservati nella zona di Aci Castello, Ficarazzi e Aci Trezza. Questo è ciò che ci dice la scienza.
E proprio ad Aci Trezza, di fronte al paese, maestose si ergono dal mare delle splendide formazioni vulcaniche, dette localmente I Faraglioni, o anche gli Scogli dei Ciclopi, ed un’isola, piccola, chiamata Lachea (forse dall’aggettivo greco λάχεια, che vale “bassa”, “piatta”). L’Uomo, contemplando le “cose mirabili” della Natura, sente la necessità di trovare delle spiegazioni comprensibili; per ciò, molto prima che la scienza fornisse le sue inoppugnabili spiegazioni, mito e letteratura si occuparono delle Isole dei Ciclopi. Nell’area di Acitrezza e Acicastello, nel basso versante sudorientale dell’Etna, affiorano i prodotti delle prime manifestazioni vulcaniche etnee. Queste sono rappresentate da vulcaniti sottomarine (basalti ad affinità tholeitica) emesse da 500.000 a 200.000 anni fa.
Le prime manifestazioni di questo vulcanismo risultano contemporanee alla sedimentazione di argille marnose del Pleistocene medio, affioranti estesamente a sud dell’edificio etneo e lungo la costa ionica, che costituiscono il substrato sedimentario del vulcano. Nell’Isola Lachea e nei Faraglioni dei Ciclopi sono esposti magnifici esempi di queste manifestazioni eruttive i cui prodotti risultano intercalati alle argille pre-etnee o poggianti su di esse. Queste masse eruttive sono state interpretate come intrusioni a debole profondità ed in minor misura come effusioni in ambiente subacqueo. Le prime sono costituite da lave massicce e/o colonnari, affioranti nell’Isola Lachea e nei Faraglioni, mentre le seconde sono rappresentate da lave a pillows e ialoclastiti, affioranti nella rupe di Acicastello, lungo le coste a nord di Acitrezza e sulla collina a monte di quest’ultima località.
LA NASCITA DELL’ISOLA DI LACHEA E DEI FARAGLIONI DEI CICLOPI
La nascita dell’Isola Lachea e dei Faraglioni dei Ciclopi è da fare risalire a circa 500.000 anni fa allorché l’ampio golfo che allora occupava quasi tutta l’area dove attualmente si estende l’Etna fu interessato da un’intensa attività eruttiva a carattere sottomarino. Successivamente si verificò un rapido sollevamento di tutta l’area che determinò l’affioramento delle argille pleistoceniche e lo spostamento delle manifestazioni eruttive che man mano divennero subaeree e coprirono con i loro prodotti gran parte delle precedenti colate sottomarine. Resti delle vulcaniti dovute alle eruzioni sottomarine avvenute nell’ampio golfo pre-etneo oggi si rinvengono soltanto nella zona di Aci Castello, Aci Trezza e Ficarazzi ove sono rappresentate da affioramenti di lave a cuscini (pillows), brecce ialoclastiche (vetro rotto) ed intrusioni magmatiche a debole profondità. Una caratteristica dell’affioramento delle lave a pillows è quella di avere resti di argilla negli interstizi che si aprono tra i pillows, determinata dal fatto che l’effusione si è verificata in un fondale marino poco profondo con sedimenti argillosi ancora allo stato di fanghiglia e quindi facilmente inglobabili.
Particolarmente interessante è l’affioramento di lave colonnari che in alcuni punti (Isola Lachea e Faraglioni) conservano nella parte sommitale uno strato di argille cotte dal magma (termometamorfosate), dando luogo ad interessanti fenomeni di formazione di minerali caratteristici, come l’analcime. Queste lave colonnari sono i resti di un’intrusione sottomarina verificatasi all’interno delle argille già depositate. Questo ha causato la “cottura” delle stesse argille che rappresentano attualmente la parte superiore dell’isola Lachea
I FARAGLIONI DI ACI TREZZA
I Faraglioni di Aci Trezza rappresentano, senza ombra di dubbio, la principale attrazione di questo piccolo borgo marinaro. La loro formazione è dovuta ad antichissime eruzioni vulcaniche sottomarine che, secondo gli studi effettuati dai ricercatori, risalgono a circa 500000 anni fa. La storia della loro formazione è contrapposta ad una leggenda di certo più affascinante e suggestiva, in quanto legata alla mitologia greca e, in particolar modo, narrata da Omero. Nelle sue opere vi sono diversi episodi legati all’ambiente di Aci Trezza, tra cui il fausto incontro tra Ulisse e il ciclope Polifemo, il quale, per arrestare la fuga del primo, scagliò degli enormi massi rocciosi nelle acque antistanti ad Aci Trezza, dando per l’appunto forma a questo Arcipelago delle Isole dei Ciclopi composto, per l’appunto, dall’insieme di tutti i Faraglioni qui presenti.
LA RIVIERA DEI CICLOPI
La chiamano Riviera dei Ciclopi, in memoria dei mitici giganti che secondo le leggende tramandate nei secoli popolavano la zona del Castellese. Secondo la leggenda l’arcipelago che si trova di fronte l’abitato di Acitrezza è il frutto della collera del ciclope Polifemo che scaglio’ degli enormi massi contro Ulisse e le sue navi dopo che era stato accecato dall’eroe greco. Ma il nome contiene anche il fascino di un territorio che dalla collina scivola repentino a mare e che è stato modellato nel tempo dall’attività vulcanica, con le sue stupende Grotte di Ulisse a Cannizzaro o quelle della Riserva Naturale “Complesso Immacolatelle e Mincio Conti”, al confine con Ficarazzi.
In questo luogo, è possibile ammirare i basalti colonnari e in particolare quelle Vulcaniti pressoché uniche al Mondo “I mega pillow” ossia colonne di lava concentriche o a raggiera di enormi dimensioni. Qui è nata l’Etna. Il Vulcano più giovane del mondo infatti, è nato qui con le sue eruzioni sottomarine, ed è qui, con le sue colate più antiche, si osservano quelle più recenti subaeree comprese tra il 122 a.c. E il 252 d.c. Passeggiare in questo territorio, è un passeggiare in un parco geologico.
Nel territorio di Aci Castello sono presenti delle particolari vulcaniti formatesi in ambiente sottomarino fra i 500.000 ed i 600.000 anni fa, quando la zona, sommersa dal mare, corrispondeva ad un vasto golfo noto come Golfo preetneo. Le numerose fratture sul fondale poco profondo costituirono il veicolo per delle eruzioni sottomarine, testimoniate dalla presenza delle argille dell’antico fondale tra gli interstizi della roccia. L’argilla, a causa dell’alta temperatura della lava, ha subito una profonda trasformazione, originando la marna che ricopre parte dell’isola Lachea e della cima del Faraglione grande. Il contatto fra l’argilla e la lava ha determinato straordinari fenomeni metasomatici il cui risultato é stato la formazione di particolari minerali, le “zeoliti”, tra le quali quello conosciuto come analcime é tipico dell’isola Lachea.
LE ORIGINI DELLA RIVIERA DEI CICLOPI
L’affascinante borgo marino di Acitrezza-Acicastello, è un luogo ricchissimo di miti e leggende, di pagine letterarie, poetiche e cinematografiche, di imponenti note geologiche e scientifiche, di angoli di paradiso.
Fa un po’ effetto pensare che le origini si trovino su una linea di fuoco, una faglia nel punto di contatto tra la zolla euro-asiatica a nord e la zolla Africana a sud, corrispondente alla catena dei monti Peloritani a settentrione e all’altopiano Ibleo a meridione. Eh sì, perché 600.000 anni fa si ritiene che la Sicilia fosse così e il colossale attrito tra le due zolle diede origine alle prime eruzioni sottomarine di lava basaltica fluidissima con la nascita dei primi coni vulcanici, al centro del golfo primordiale detto pre-etneo: la culla dell’Etna.
La grande eruzione innalzò lava fin sopra il livello del mare: l’arcipelago dei Ciclopi, formato da otto faraglioni e la rocca di Acicastello, sono appunto i resti di quella prima fase eruttiva del vulcano sommerso. Successivamente il vulcano spostò la propria attività verso nord creando un monte, indicato dagli studiosi con il nome di Trifoglietto, che poi collassò sprofondando e lasciando come traccia la grande depressione ora conosciuta come Valle del Bove. Dopo questi due grandi episodi l’attività vulcanica, spostando la propria direzione verso ovest, diede vita con eruzioni successive all’attuale, imponente massiccio dell’Etna che ospita la parte più spettacolare e più florida della provincia catanese.
Il MITO E ILFOLKLORE
Percorrendo la fascia costiera che si estende da Catania verso Taormina, ammireremo la Riviera dei Ciclopi che offre degli scorci e dei panorami da cartolina.
Visitate i tipici villaggi dei pescatori, le spiagge con rocce basaltiche formate dalle colate di lava vulcanica, ed ammirate i famosi Faraglioni dei Ciclopi, dove il mito si intreccia al folklore. Fu proprio in questo lembo di terra che, secondo il racconto di Omero, Ulisse incontrò il gigante con un solo occhio Polifemo. Il mito narra che dopo che Polifemo ebbe divorato alcuni dei compagni di Ulisse, quest’ultimo accecò il Ciclope bruciandogli l’unico occhio con un bastone arroventato e riuscì così a scappare. Gli altri Ciclopi, accorsi in soccorso a Polifemo, rincorsero Ulisse e i suoi compagni e scaraventarono contro la loro imbarcazione degli enormi macigni che, una volta caduti in mare, restarono semi emersi andando a creare quelle formazioni rocciose note appunto come i “Faraglioni dei Ciclopi.








